“MARCO POLO: da Samarcanda a me stesso.” un’autobiografia fantastica

0 – FUORI DELLA MAPPA

12 agosto 1969 12:30 uscita di piedi
Dopo aver ascoltato le gioie e i dolori della vita proposta dall’angelo alle anime riunite, e assistito al silenzio imbarazzato che ne segue, decido di sceglierla, questa è la mia! faccio un passo avanti pensando “io” e in un’infinita caduta nel mio futuro orgoglio, nella via fantastica e disillusa che mi aspetta, rinasco alle 12 e 30 il 12 agosto 1969 – mago – eremita – innamorato – eremita, a Rimini vicino al mare in una via che ha il nome di mio padre Alessandro Serpieri (suo antenato). Poco dopo che il primo uomo lasciava la sua impronta storica sulla luna in televisioni in bianco e nero, io – Marco insieme al gemello Nicola (venuto da un altro volere) nella pancia tonda di mia madre Anna, matto come lo zero tondo che precede tutto, mi appresto ad atterrare sulla terra nel sol leone di un mezzogiorno e mezzo di fuoco, spaccando l’anno e il giorno e l’ora in due metà perfette come noi due gemelli astronauti delle stelle… quindi con una tripla capriola 9 – 6 – 9 mi rigiro insieme al mio doppio viaggiatore che per primo si tuffa di testa, e per uscire via come su uno scivolo, di piedi ad acchiappare la luce e il benefico ossigeno terrestre… per un attimo che mi pare una nuova eternità mi incastro con un braccio con la sensazione di stare con la testa sott’acqua e il corpo in aria, ma poi la vita che ho scelto mi reclama ed esco a riveder la stella. Molti anni dopo in un marciapiede di Milano avrò un revival stranissimo della mia nascita difficoltosa riprovando esattamente quel senso di soffocamento che mi blocca e poi finalmente lo sbocco alla vita, è stato come nascere due volte in questa vita, ricollocarsi nel mondo per la seconda volta.

DI QUANTE VITE E’ FATTA UNA VITA?
LA VITA DELLE VITE
QUESTA COLLANA INFINITA CHE ALLA FINE INCORONA TE: SUO LADRO E RE
—-
NEI CERCHI DEI GIORNI TI CERCO
NIENTE E’ PERSO
LE RUOTE STELLATE GIRANO
—-
OGNI PAROLA-IMMAGINE UNO SPROFONDARE NEI SOGNI-RICORDI-PRESAGI
NUTRIRSI NEL FIORE DELLE IMMAGINI
SALTI ALL’ULTIMO PIXEL
LA FANTASIA E’ LA FORMA IMMORTALE
—-
POLLICINO LASCIA MOLLICHE DI ANIMA
LA NONNA FA IL GOMITOLO E TESEO LO SROTOLA
—-
GIOCO DELL’OJO – MARCO
TIRA UN DADO DA 6 – 1 E VAI ALLA CASELLA DELLA MIA VITA
POI INVENTATI LE REGOLE DA SOLO

1 – MARCO POLO
DA SAMARCANDA A ME STESSO

Sognava di scrivere un libro di successo e diventare famoso e andare a vivere nei caraibi con la moglie e 10 figli, essere citato in una canzone di Bob Dylan cantata da Nina Simone con Keith Jarrett al piano LIKE THE MARCO’S TALE…
oppure inventare un nuovo supereroe: SIMBOLICUS, esperto in simboli e religioni comparate… ma non avrebbe fatto un gran successo; allora magari avrebbe creato un gioco per bambini, un gioco dell’oca così antico eppure così moderno, magari un pò multimediale anche se preferiva molto di più il tabellone su cartone e le pedine come piccole oche di colori diversi: gialla, arancione, rossa, blu, verde, rosa… oche parlanti sul percorso segnato da piccoli sassolini.
Il suo gioco dell’oca sarebbe stato un’incrocio fra risiko, cluedo, magari talisman o monopoli con la sua prigione terrorizzante e senza ripassare dal via…

Ma sicuramente il suo sogno era sempre stato quello di fare un film, da regista… forse di fantascienza, molto meglio di fantasy, forse in 3d.
Era indeciso anche sul videogioco: videogioco intelligente, avventura garantita su uno sfondo storico-magico, trama da favola antica con aiutanti, draghi e asini parlanti che citano Apuleio, insomma un gioco frammisto della realtà imperitura dell’arte… come entrare nel mondo di Van Gogh a scoprirne l’assassino… e trovarsi a galleggiare nell’aria con i fiori e la sposa nel blu di Chagall… oppure danzare con le figure africane di Picasso…

Certo comunque qualunque cosa avesse fatto (gioco, film, videogioco) doveva rintracciare il bandolo della matassa, così piena di curve e grovigli di fili colorati che si intrecciano nell’intreccio di quello che ci ostiniamo a chiamare vita.
Sarebbe stata quindi la caccia al tesoro più bella di tutte, con mille e uno bigliettini che si rimandano uno all’altro… tostapane, cassapanca, quadro, scolino per il tè, mattonella rossa, tappeto fiorito, sasso in giardino, botola, nuvola, ombra della nuvola, gallo, mucca, campanile… stava ricordando la casa di montagna dove era stato molte estati da bambino con la nonna e il suo fratello gemello… chi sa come era ritornata alla memoria quella casa, comunque piena di magie e sogni e qualche incubo? forse una casa è un pò come un gioco dell’oca, con i suoi corridoi e scale e aperture e il giardino intorno e la cantina così spoglia che gli aveva sempre fatto paura… correva sempre all’insu a perdifiato col cuore in gola per non farsi prendere dal fantasma cattivo e salando gli scalini atterrava al piano normale della casae si chiudeva òa porta dietro le spalle, dietro gli gghi e il cuore riprendeva la sua posizione… ma poi c’erano il sole nei prati con i mille fiori e l’aria più leggera delle nuvole…

Certo c’era la nonna che gli insegnò il significato della difficile parola ILLUDERSI… (ma tutta la vita non è una sottile forma di illusione, più sottile dei capelli di un angelo?)… e c’era anche il suo gemello, presenza fissa, forse dall’esterno un pò inquietante per la loro sorprendente somiglianza che faceva pensare ai film di Hitchcok o Kubrick, presenza che spiazzava per quel meccanismo così sottile eppur presente della ripetizione, meccanismo insito nella vita stessa ma così sbalorditivo nell’apparizione di due gemelli che vien voglia di cambiarne almeno uno per diversificarli subito e renderli riconoscibili, anche se a uno sguardo più attento apparirebbero come due attori con lo stesso vestito e trucco di scena ma ognuno con la propria personalità e orgoglio di esserci e far valere le proprie ragioni… perchè si dovete sapere che essendo cresciuto con un gemello aveva sviluppato in quantità la dote della polemica e del diritto, quasi era diventato l’avvocato e il testimone di se stesso per riuscire a districare il proprio io (come in uno shangai invisibile) da quello ingombrante del gemello, che appena entrava nella sala del tribunale faceva girare la testa a tutta la giuria (anche se ci fosse stata Miss Marple in bianco e nero)… con la sua apparizione angelica eppure risoluta e il suo eterno NON SONO STATO IO che faceva venire le vertigini anche a lui… in un gioco infinito dello specchiarsi nell’altro fino a perdere i contorni della propria figura, della propria storia, dell’esserci in quel momento.

FAI RIMBALZARE L’OFFESA AL MITTENTE CON LE MANI INCROCIATE A PALMI IN FUORI E LA PAROLA SPECCHIO…
a cui segue il CONTROSPECCHIO e il definitivo UNA VOLTA SEMPRE IN PIù DI TE!
Ricordava bene quella corsa affannata di parole logiche per assicurare un posto al proprio esserci, accanto a un’oca gialla piumata in attesa del prossimo tiro di dadi

LA NOSTRA VITA NON E’ ALTRO CHE CERCARE UN MOTIVO PER ESSERCI E GIUSTIFICARE LA NOSTRA PRESENZA A NOI E A DIO.
COSI’ CI AGGRAPPIAMO A OGNI COSA CI PROMETTA DI ESSERE CON NOI, DI ESSERE NOI!

GIOCHI: DELL’ASCOLTARE, DELL’AMORE, DELLA PAZIENZA, DELLA PAURA, DELLO STUPORE…..

SONO SULL’ISOLA DEL TESORO

Citava sempre gli altri e se stesso perchè ogni citazione è come una bandierina rossa che indica che lì si può scavare e chi sa che tesoro vi è sepolto!

ALLA RICERCA DEL GIOCO
Si era immaginato un gioco dell’oca in cui ogni casella corrispondesse ad un anno della sua vita. Sarebbe stata una specie di mappa del tesoro con la mèta al centro: DI RITROVAR SE STESSI… come pollicino sparge molliche di pane di SE nel percorso a spirale… mosca ceca fino all’albero della cuccagna al centro del tutto, ruota del mulino ricco dei doni e delle sorprese della vita.
I giochi lo avevano sempre affascinato con le loro regole elementari eppure sempre quella magia presente, quel piacere infinito di abbandonarsi ai misteri non detti e sottintesi del gioco.
Ne ricordava uno che si chiamava SAMARCANDA, non ci aveva mai giocato ma si era sempre chiesto che cosa contenesse la scatola del gioco: forse una mappa della città e la via della seta che scorre nel mezzo e gli intrighi dei mercanti durante la spedizione di MARCO POLO, ladri mercanti e indovine….
I grandi esploratori erano gli unici personaggi che aveva mai sopportato della cosiddetta storia insegnata a scuola. Gli apritori di cammini, quegli eremiti-maghi-guerrieri, viaggiatori del tempospazio: ogni scopritore è un comunicatore di altri mondi, sognatore trasversale, allarga la mappa del mondo, scopre nuove parole, nuovi cibi, nuovi dei.
Insieme a SAMARCANDA avrebbe voluto scoprire: UR, ULAN BATHOR, MACHU PICCHU, le tre SANTIAGO, ELEFANTINA…
Avrebbe voluto essere: il ladro di Bagdad in quel fantastico film in bianco e nero che gli era entrato nell’anima… Dersu Uzala il piccolo uomo dei boschi in quell’altro film magico… ma anche: Indiana Jones, Sandokan, Arlecchino e Robin Hood, Robinson Crusoe, Don Quijote, l’idiota di Doestoewsky eterno innamorato….

Il gioco doveva avere una MAPPA, un MAZZO DI CARTE AVVENTURA, dei segnalini OCHE, e ovviamente 2 DADI da 6 facce per girare la ruota della fortuna o ruota dei venti.

Il gioco avrebbe contenuto percorsi e storie e simboli immaginari e reali, il gioco avrebbe fatto vibrare ogni particella d’anima a ogni giocatore, intessuto di vita, fatto della stessa sostanza dei sogni come nella tempesta di Shakespeare…

In quel gioco lui avrebbe scelto sicuramente di essere MARCO POLO, ma un Marco Polo moderno che ha perso la rotta, forse un barbone sognatore che viaggia nell’immaginazione, gli piace che esistano ancora posti che non ha ancora visto perchè in questo modo può provare la gioia squisita di immaginarli.
Il fantasticare però lo rende eternamente ingenuo e permeabile alle cattiverie umane…

Solo due sono gli amici che ricorda della scuola: Massimino che disegnava insieme a lui nuove avventure sottoterra dei Barbapapà, gli piaceva l’astronomia e scrutava le stelle (con il piccolo chimico?) e aveva in giardino una o due tartarughe. Diventò astrofisico e fece del suo sogno realtà in America.
Marco da bambino diceva che da grande avrebbe fatto l’archeologo e scoperto le civiltà sepolte per vivere il mistero, dentro il mistero…
L’altro amico che ricordava era Lorenzo, anche lui si laureò in fisica (subatomica questa volta) e andò a vivere in Francia giustamente: l’aveva sempre visto come un rivoluzionario intellettuale che aveva sbagliato epoca storica, promotore della rivolta studentesca per i diritti, contro gli oppressori (insegnanti deprimenti) e l’autogestione della scuola occupata, della case occupate… Lorenzo era sempre stato un eroe per lui, così diverso e risoluto davanti agli altri e la vita.
I due amici che ricordava incarnavano quindi: l’eroe rivoluzionario e il sognatore di stelle, il PICCOLO PRINCIPE e il CHE GUEVARA insomma, questi due estremi che fanno stare in equilibrio la bilancia dell’essere… e comunque ad ogni rivoluzione esterna corrisponde una rivoluzione interiore e quindi i conti tornano.

LA SCUOLA
fin dal primo giorno avevo una paura folle della scuola, mi ricordo che ci accompagnò Simone ed eravamo attaccati alla sue gambe come i Dioscuri a Sansone.
anche finita la scuola continuai per anni a sognare di essere interrogato su una lezione fantomatica di cui non sapevo assolutamente nulla.
Della scuola mi piaceva la scienza, odiavo la storia e l’italiano, ero troppo timido per parlare davanti alla classe, era un supplizio per me andare alla lavagna, anche se ero affascinato dalla lavagna e i gessi per la loro capacità infinita d’espressione, era come un quadro infinito … disegnavo sempre.
mia nonna ci aveva insegnato ad esprimerci attraverso il disegno, mentre simone privilegiava il TEATRO TRAGICOMICO DELLA VITA e la chiara la FILOSOFIA PSICOLOGICA, nicola l’ECO-DIPLOMAZIA, io marco mi ero buttato sul DISEGNO-SILENZIOSO mio unico spazio di verità.
amavo anche la musica, ma suonare il flauto davanti alla classe mi portava ad una balbuzie di note e facevo diventare SAN MARTINO CAMPANARO un’opera jazz.
dai miei genitori arrivò il cinema: loro ci facevano vedere i film (anche PSYCHO che non mi fece dormire per anni)
il cinema era l’incrocio fra il mondo letterario di mio padre e il mondo visivo di mia madre che aveva ereditato dalla nonnina.
la nonnina faceva le nature morte, ma in quelle nature ci metteva la vita, solo il buco di quella tela grande con i melograni mi ricordava la morte.

io disegnavo sui libri e quindi illustravo la letteratura (senza leggerla) che per me era un territorio incomprensibile e lontano come mio padre.
avrei iniziato veramente a leggere solo dopo finita la scuola, era la mia ribellione silenziosa al mondo paterno.

i libri rimanevano un mondo di carta, allora alle parole incomprensibili aggiungevo il mio mondo disegnato
i miei miti erano VAN GOGH poi MOEBIUS e PAZIENZA .. mi ricordo un giorno del liceo Lorenzo viene da me e mi dice: E’ MORTO ANDREA PAZIENZA! e io ancora non sapevo chi era, lo conobbi dopo.

poi PICASSO, CHAGALL, CARAVAGGIO …

finito il liceo non sapevo proprio cosa fare: ero tentato dalla filosofia (una delle poche materie che mi piacevano)
ma già la sorella aveva fatto quella strada, poi mi attraeva la biologia ma nicola voleva fare quella strada. allora a fare matematica o fisica mi vedevo come un secchione derelitto sempre più chiuso in se stesso, lorenzo e massimino avrebbero fatto quella strada, così siccome l’accademia di pittura mi era sconsogliata dai miei genitori come territorio di perdizione e ancora non riuscivo a ribellarmi ai miei genitori, mi rimase architettura (sempre uno dei compromessi scomodi della mia vita):
non era arte, non era matematica, non era biologia o filosofia ma sottostava a tutte queste, era come un contenitore logico

le uniche cose che mi piacquero di architettura furono LE CORBUSIER e PALLADIO e l’Okkupaz dove fui riconosciuto fra i disegnatori dagli occupanti e disegnai un cartone enorme con altri e fu la mia unica soddisfazione e poi c’erano le cantine di ARK che diventarono un laboratorio d’arte in evoluzione, capii per la prima volta che l’aspirazione nascosta e la frustrazione dell’architetto era proprio l’arte.

poi abbandonai ARK e andai a fare la scuola del FUMETTO a milano, ma il fumetto mi andava stretto anche quello e sfociai nell’illustrazione poi nel territorio più libero della pittura, lasciai anche l’accademia e tornai a FI.

L’ACCADEMIA
ero insofferente alle regole e ai cosiddetti professori: tutto ciò che era accademico mi dava fastidio, mi dicevo: MA COME? PROPRIO QUI DOVE SI DOVREBBE LASCIARE LA MASSIMA ESPRESSIVITA’ E LIBERTA’ E RICERCA! mi sembrava un mondo chiuso, collegato soltanto a quel mercato dell’arte, che per me era proprio un’eresia! Come si può fare mercato di quella che dovrebbe essere l’espressione libera del proprio essere?

dall’accademia atterrai alla più concreta grafica, astratta concettualizzazione di un processo estetico.
la grafica divenne il mio lavoro e anche se continuavo a disegnare, ero deluso dall’arte, dal fumetto, dall’illustrazione, da tutto quello che insomma che avevo fatto prima
ma attraverso il mondo consolatorio e pratico della grafica, ritornai a fantasticare sui disegni e tramite la tavoletta grafica iniziai a sperimentare i neri e i colori al computer; ero tornato nel territorio infantile, del piacere di fare una cosa, del piacere di disegnare senza pensare se fosse fumetto o illustrazione o pittura.

VIVA LA RIVOLUZIONE DELL’ANIMA ANGELICA aveva scritto una volta

Marco Polo avrebbe voluto fare il giro del mondo in 80 giorni, solcare le 20000 leghe sotto i mari e passare attraverso il viaggio al centro della terra per poi trovarsi a naufragare nell’odissea nello spazio…. un tragitto inverosimile per un eroe moderno nella sua dischiarazione dei diritti di indipendenza: avrebbe avuto una bandiera con un sole giallo al centro e come inno LITTLE WING di Jimy Hendrix
AND SHE’S WALKING THROUGH THE CLOUDS… IT’S ALL RIGHT SHE SAID TO GET EVERYTHING YOU WANT FROM ME, EVERYTHING… è l’amore che il mondo fa girar!
Avrebbe fatto il giro a piedi ma anche usato tutti i veivoli volanti e terricoli e sottomarini e interstellari che la sua fantasia gli avesse concesso, raccimolando forme dai sogni e agglomerati colorati di lego, e strutture di mulini e biciclette, palloni aereostatici e torri medioevali, aerei a vapore e locomotive solitarie fra fontane e giardini… era il viaggio dell’anima, fatto di pezzi d’anima.

2 – A CHI RIDE PRIMA
UNO DAVANTI ALL’ALTRO, VINCE CHI RIDE PRIMA

l’uomo è la macchina che si ripete ma è proprio in queste ripetizioni che si nasconde il punto segreto che scardina la ruota e fa uscire dio

LA FORMA DELLA VITA SI GIOCA IN TRE PAROLE
DIRE FARE BACIARE (la mente, il corpo, l’amore)

ricorda il tempo
il pugnale nell’occhio-luna
3 ladri di sogni

cavaliere bianco stanco tormentato dal diavolo e dalla morte
puoi desiderare soltanto di far risorgere i colori del folle innamorato che soggiorna nel giardino incantato fra perle di fiori e gioie e dolori… un diamante nella testa e l’erba sotto i piedi

SER ORIGINAL ES VOLVER AL ORIGEN
è sempre ripetere la prova dell’esserci

LA VITA
entrare in quel prato davanti casa con l’erba alta
e incontrare nuovi luoghi da esplorare
è come immergersi nel futuro con il cuore in gola per l’inaspettato eppur sempre lì

NASCONDINO
MI NASCONDO IO TI NASCONDI TE E CI RITROVIAMO

IT IN A BIT: esso in un po’, ad A segue sempre B e poi c’è il C
IT contenitore X-Y-Z oggetto dello spazio-tempo
chiave organica di una vita-memoria-gioco

Questa vita è un GIOCO DELL’OCA, gira gira e rinasce da se stessa sempre uguale e sempre diversa da quello che ti immagini come una lunga prova con i suoi tranelli e illusioni e con le sue gioie incredibili
Imparare a vivere è lo scopo della vita, riuscire ad amare è il suo premio
La vita è un labirinto fiorito di rose alte quanto te

LA VERA STORIA DI BARBAPAPA’
in realtà Barbapapà era nato rasta, fumava l’erba e suonava la chitarra un misto di reggae blues e soul, cantava come luois armstrong e occupava case scuole parchi asili loggiati, insomma tutti gli spazi che gli andavano a genio, mangiava fiori e amore… poi si tagliò i capelli, iniziò a usare il computer e cadde nella ninna nanna digitale

3 – BRISCOLA
LE BRISCOLE SONO TUTTE FIORITE

Aveva 3 anni e guardava nella vetrina di un negozio… una pallina di plastica colorata. Suo nonno, che era un omone grande e grosso, se ne accorse e gli domandò: VUOI QUALCOSA? Marco rispose di NO, allora il nonno gli disse VIENI CON ME, e aprì la porta del negozio ed entrò seguito dal piccolo Marco col senso di colpa… il nonno chiese al commesso proprio quella pallina della vetrina, la mise nelle mani del nipote e quando uscirono gli disse: QUANDO VUOI UNA COSA CHIEDILA! Era un rimprovero ma suonò come una ricompensa. Quello è il suo primo ricordo perchè quella pallina colorata lo rese felice da scoppiare quel giorno e le parole di suo nonno non le scordò mai più: erano come parole magiche e dischiudevano nuovi mondi… quella pallina era una ricompensa della vita, per il solo fatto di esistere ed esserci.. suo nonno gli voleva molto bene

4 – BATTAGLIA NAVALE
CI SONO PATTìNI E DELFINI

CHE CHIOCCIOLA E’ QUESTA VITA

LUI E’ IL GATTO
CHE TI RIPORTERA’ A CASA

In famiglia mi chiamano il saggio perchè inanello le parole come in una collana che gira e ritorna su se stessa e compio il cerchio con la mente stupita, mi lascio sopraffare per non soffrire troppo la rincorsa delle vuote parole, scelgo quelle che si inarcano per bene e luccicano di pietra viva sull’acqua della mente. Il mio pensiero si circonda di mistero, quello che dico è come un cortocircuito anche per me stesso, una trottola che gira e sembra che non si fermi mai, è come leggere da un libro scritto in un’altra lingua, dove si annida all’ombra delle frasche di parole sconosciute un mondo che sta aspettando di essere scoperto come l’uovo di Colombo.

5 – MERCANTE IN FIERA
IL MERCANTE HA SOLO CARTE DELLA VITA

un giardino di rose la questione del tempo

A 5 anni Marco scopre i PIXELS: fa una serie di disegni fatti di quadratini di diversi colori seguendo la quadrettatura del foglio e quei pagliacci sbilenchi sono un perfetto preludio a tutti i milioni di pixel dei videogiochi che di lì a pochi anni lo vedranno incallito giocatore.. dentro il mondo di pixel, eroe fatto di pixel

6 – MONOPOLI
GIRA SENZA PASSARE DAL VIA

7 – RISIKO!
VINCE L’ARMATA SENZA CARARMATI

questo essere di un’enorme puzzle

sospeso fra pesce ed uccello
dilato lo spazio liquido dell’albero

8 – SCACCHI
TUTTI BIANCHI: COME PUOI DISTINGUERTI DALL’ALTRO?

jump strike climb hide search wait hang sing say sit save get drop give use map inventory show cast spell invisibility change shape fly vision wish help fireball dream hope pray think play guitar write read be jelous

9 – FRISBI
VOLA VOLA VOLA

10 – SUBBUTEO
A PORTIERI VOLANTI

i portieri volanti sono uomini con bombetta alla Magritte, vestiti da cavallette, che ronzano fra i pali delle porte come maggiordomi improbabili…

11 – A PORTICINE
LE PORTICINE SONO PICCOLISSIME QUASI INVISIBILI

la palla è il mondo che rotola nella spirale cosmica… col giro

DOVE TROVARE LA MISURA DELL’ESSERE?
MICROSALTI DI PIXEL

Due giochi fra i primi mi stupirono:
SWORDS&SERPENTS
ce lo regalò nostro padre insieme all’ATARI: un mago e un cavaliere fatti di pixel dentro un labirinto di stanze con qualche scrigno e qualche chiave a combattere contro cavalieri fantasmi e maghi nemici, con una spada tagliente e palle di fuoco, alla ricerca di un drago immenso incastrato dentro l’ultima stanza del labirinto, aspettando per sputare il suo fuoco sui due eroi… dopo lo stupore iniziale alla fine ricordo che vincemmo il drago ma doveva essere rotto il gioco perchè si bloccò tutto senza un tesoro, una scritta di congratulazioni o una musica finale, niente che rivelasse che il gioco era finito! ricordo che fu una grande delusione, quel drago di pixel con il fuoco di pixel che ci aveva sbalordito per la sua mole inaspettata, scomparso nel blocco dei bit, nel blocco dei pensieri...
L’altro gioco che mi stupì fu
PITFALL II
infinito platform di salti e cadute, che alla fine si arrivava ad un incantatore di serpenti al quale si consegnava qualcosa (cosa?) e lui ci regalava un palloncino legato ad un filo! Allora l’ormai stanco esploratore iniziava a volare più leggero dell’aria e schivando le piattaforme ripercorreva al contrario tutto il labirinto verticale per arrivare fino all’inizio dell’avventura! Allora il palloncino scoppiava a contatto con una nuvola di passaggio e tristemente l’esploratore tornava a cadere nella prima piattaforma che lo attendeva per riniziare l’avventura da capo, nel suo infinito cadere in basso per poi ritrovare l’incantatore e riprendere il volo attaccato al magico palloncino! vertiginoso volo di un destino circolare.

12 – CLUEDO
NON E’ MORTO MAI NESSUNO

i morti comunicano con i sogni

13 – GIOCO DEI MIMI
MIMA LA PERSONA ALLA TUA SINISTRA

in realtà tutti mimano la stessa persona ma in maniera diversa

A 13 anni lesse un libro nelle vacanze scolastiche: ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE. Poi fece un tema su fogli protocollo, dalla brutta copia alla bella (aveva sempre trovato più affascinanti le brutte copie con quei gomitoli di cancellature che rotolano nel paesaggio della mente…). Comunque la maestra gli dette il voto più alto, chiedendo L’HAI SCRITTO TU? perchè di solito Marco prendeva sempre brutti voti ai temi scritti. SI. La gioia del MOLTO BENE fu un pò offuscata da quel dubbio. La verità era che Marco era molto chiuso e penso non sapeva esprimere a parole quello che provava o pensava e quindi si ingarbugliava tremendamente a scrivere un tema e la struttura delle sue frasi era un meccanismo fantasioso e arrugginito...
Ma Alice gioca con le parole e i sensi logici in un labirinto semantico meraviglioso… forse in quel libro Marco si era ritrovato nei continui paradossi e significati sottintesi e aveva finito per scrivere un tema su se stesso (o sugli inceppamenti della mente discorsiva).
Se avesse riscritto quel tema oggi, avrebbe avuto un inizio tipo:
“A è sempre occupata nella nominazione del reale, delle cose e di se stessa e dei rapporti fra il tutto, con il piccolo dettaglio che il suo fantasticare si trasforma subito in realtà effettiva e come fanno i bambini conferisce le proprie piccole colpe e bugie e paure agli altri, giocando alla bambina e all’adulta (anche se ancora non sa esattamente in cosa consiste l’essere adulti, e forse per questo vuole sperimentarlo nei suoi esperimenti esistenziali), alla regina e il suo boia che deve sempre tagliare le teste… le teste del pensiero…… quel mondo adulto le sembra tutto un assurdo gioco di potere e di paura, velato dalla finzione della coscienza…
Il tutto si riconduce sempre al problema di Alice: della nominazione del reale… quale nome dare a quello che ci circonda e ci riempie di meraviglia, stupore, gioia, paura, tristezza? quale serie di nomi-parole può descrivere uno stato d’animo? come posso caricare di contenuti delle parole-KEYWORDS che dischiudano le porte dei sogni? come definire quella catena di sensi logici e illogici che come magiche matriosche fa sbrilluccicare il fiume impetuoso della vita?
Forse se ora dico FIUME DI CARTA scardino la gabbia mentale (che la carta non è fatta d’acqua come il fiume) e apro nuove avventure alla mia anima assetata.. che stupefatta beve al fiume di gioia.”

Voleva scrivere una METAFISICA DEI GIOCHI un compendio su quei magici spazi percorribili che sono i giochi, un’analisi simbolica-semantica della riduzione del mondo in poche regole e un tiro di dadi… ma anche sui meccanismi spirituali della favola e sulla sua riduzione in gioco dell’oca.
Nel gioco dell’oca è l’oca il cardine di tutto e fa pensare a un gruppo di oche nell’aia che girano a spirale per sfuggire alla presa di un bambino che ride…
Mentre il gioco dell’uomo nero contiene la variabile della paura che è paura della morte?

IL TEMPO E’ DISSEMINATO NEL CORPO, CHIAVE DI ENTRATA NEI RICORDI

CHE CIO’ CHE E’ VISIBILE POGGIA SU CIO’ CHE E’ INVISIBILE

CODICE DELLA VITA
se potessimo conoscere il codice della vita saremmo spiriti, ma siamo vivi e quindi ciechi alle leggi del destino e alle volontà degli dei, possiamo solo imparare a vivere.

14 – GIOCO DELLA BOTTIGLIA
ESCE SEMPRE LA TUA AMATA

e baciare baciare baciare

15 – DUNGEONS&DRAGONS
EROE LADRO GIULLARE – RIDICOLO UOMO COMUNE

16 – PALLONCINO
VOLA VOLA IN CIELO E NON SCOMPARE MAI
rimane nella mente

17 – AQUILONE
E’ FATTO DI TUTTI I PEZZI DI TE

e sta agganciato alla tua mano

18 – LEGO
I PEZZI DI TUTTI I COLORI SI COMBINANO IN INFINITE AGGLOMERAZIONI E POI PRENDONO VITA

sono come le cellule di un corpo

19 – LE BELLE STATUINE
PERDERSI NEL MONDO DEI GRANDI FACENDO FINTA DI NIENTE

che il gioco è diventato lavoro

20 – E SE FOSSE UN ANIMALE CHE COSA SAREBBE?
Marco ha scoperto di essere un PANDORSO, incrocio fra PANDA e ORSO: giocoso ma anche scorbutico e solitario

21 – BIGLIE
SONO TONDE E VIAGGIANO UNA MERAVIGLIA SULLA SABBIA
PICCOLI MONDI ROTOLANTI IN GALASSIE DI SABBIA

Penso di aver sempre fatto tutto al contrario, come quando ero piccolo e dicevo ACCENDI LA LUCE invece di SPENGI LA LUCE o L’ACQUA E’ TROPPO CALDA invece che TROPPO FREDDA… insomma dicevo l’esatto contrario di quello che intendevo. E così ai miei 21 anni dopo un’architettura assolutamente non voluta, dopo 3 anni di psicoanalisi, mi decisi di fare LA SCUOLA DEL FUMETTO sotto la benefica spinta della mia psicoanalista, ma fra le due città possibili MILANO e ROMA scelsi Milano seguendo quello strano impulso di fare il contrario di quello che desideravo veramente: andare a Roma che mi era sempre piaciuta. Non dare lo spazio sufficiente ai miei desideri aveva allungato molto il mio percorso di vita; ma d’altra parte sono sempre stato un fatalista e quindi la parabola della vita l’ho sempre vista nella luce di un miglioramento fatto da tentativi approssimativi (certe volte scegliendo l’opposto si scopre veramente quello che si vuole). Così la parabola della mia formazione: architettura (3 anni), scuola del fumetto (3 anni), accademia di pittura (3 anni), mi aveva fatto approdare al computer facendo confluire un pò tutto quello che avevo studiato e sperimentato, in un nuovo strumento affascinante, che poi sarebbe diventato piano piano il mio lavoro.
TUTTO SI TRASFORMA E NIENTE SI DISTRUGGE come dice la legge della conservazione dell’energia. oppure: UN CORPO IN ACQUA RICEVE UNA SPINTA UGUALE E CONTRARIA PARI AL PESO DEL CORPO STESSO (o sto incrociando 2 leggi?), la metafisica delle leggi matematiche meriterebbe uno studio approfondito.

22 – FIGURINE
TUTTI I GIOCATORI DI TUTTI I TEMPI
ANCHE QUELLI CHE DEVONO ANCORA GIOCARE

tutti sono attaccati nell’album di Dio, non ci sono doppioni
i doppioni sono solo gli angeli custodi che svolazzano sopra le figurine (ma non hanno i numeri)

23 – MACCHININE
TRACCIA LA PISTA SUL PARQUET DI CASA CON UN GESSO BIANCO
POI INIZIA A GIOCARE CON IL FRATELLO PIù GRANDE CHE VUOL SOLO VINCERE… VINCERE …. MA COSA POI? CHI ARRIVA PRIMA VINCE?

24 – IL PICCOLO CHIMICO
SCOPRI LA FORMULA DELL’ENERGIA PULITA E CAMBIA LA TERRA

25 – A TRATTENERE IL RESPIRO
TRATTIENI IL RESPIRO QUANTO BASTA per poi riprendere aria

I venticinque anni corrispondono a un punto centrale, dove Marco riesce a fare veramente quello che vuole: leggere per la prima volta L’IDIOTA di Doestoewsky (di cui gli aveva parlato la nonnina!) e che diventerà sicuramente il suo libro preferito insieme a LO HOBBIT e ALICE; la seconda cosa che riuscì a fare per quegli strani meccanismi della vita, fu illutrare proprio ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE, quel libro che a 13 anni gli aveva perforato l’anima, si offrì al suo inconscio che si riversò in quei disegni: così il re e la regina erano suo padre e sua madre vestiti da carte da gioco, la duchessa era la nonnina, nelle carte il fante di quadri suo fratello maggiore, il fante di picche il gemello, e il fante di cuori lui stesso che si disegnò anche come l’antipato che vive a testa in giù…
Alice era un enorme pozzo adatto a rinvenire gli antichi “oggetti” magici della sua vita… Che poi il libro fu stampato malissimo e la casa editrice fallì, non importava perchè rimaneva un successo per se stesso, per la sua vita e i suoi sogni. Credo comunque che il fatto che gli stamparono e impaginarono male i suoi disegni, lo portò inconsciamente alla grafica (che fino a quel momento non aveva mai apprezzato o considerato).

26 – IL MORTO
FAI FINTA DI ESSERE MORTO… POSSIBILMENTE SENZA RIDERE

27 – MORRA CINESE CARTA SASSO FORBICI…
FIORE CAVATAPPI FANGO …. ALBERO STRADA AMICI

28 – RETURN
TORNA NELLA CITTA’ DELLE TUE ELEMENTARI senza un lavoro

ALICE nomina le cose ed esse appaiono nella sequenza del reale
A si riproduce per germinazione dal sè come sulla scala del proprio DNA
si circonda degli oggetti della MEMoria e
costruisce così lo Spazio-Tempo e la Vita-Morte

29 – CODE LIFE
SCOPRI IL CODICE VITA, SOTTO LE RIGHE DEL PENSIERO

LA NATURA NON HA NOMI, SIAMO NOI CHE DIAMO I NOMI
PERCHE’ CI FANNO SENTIRE PIU’ SICURI
FACCIAMO RUMORE PER NON FARCI COLMARE DAL SILENZIO
DIAMO IL NOME ALL’IMPOSSIBILE AL SEMPRE PRESENTE
IMITIAMO LA NATURA CON LE NOSTRE MACCHINE
APPROSSIMAZIONI DEL MOTO PERENNE DELLA RUOTA COSMICA

30 – LUI LEI DOVE COSA FANNO..
FOGLIETTI DI CARTA PIEGATI IN STRISCINE, SI SCRIVE TUTTI E SI PASSA IL FOGLIO.. POI ESCE FUORI UNA STORIA SCRITTA DA MANI CASUALI… COME IL DESTINO

RICREARE LE FORME DESIDERI DEI SOGNI E’ IL NOSTRO COMPITO

31 – IL GIOCO DELLA VERITA’
NON SEI MAI RIUSCITO A DIRE BUGIE …
ma certe volte una bugia è solo un desiderio espresso male

32 – EL CAMINO


CAMMINA OVUNQUE, SENZA META, INCONTRA LA GENTE, PROVA

37 – DOMINO
I PEZZI GIALLI DELLA VITA

se
se la paura lasciasse il posto al trionfo
se i tuoi occhi colmassero la distanza con i miei
se il mare toccasse il cielo in punta di dita
se stessimo come un albero aperto alla luce
se le lacrime facessero nascere fiori e fiumi
se trasformassimo questo letto di pietra in un giardino d’erba
se la bocca della fantasia bruciasse immagini come uno splendere di anime
se il fiore giallo del cuore nascesse nei momenti inaspettati
se quello che c’è e quello che c’era trovano quello che ci sarà
che la cascata dei sogni ci sostenga nel punto dell’arcobaleno

LA FAVOLA VITA E’ IL PERCORSO PER ASSOLVERE AI COMPITI IMPOSSIBILI

LA FAVOLA E’ LA RICREAZIONE DEL CORPO MITICO NELLA SALA DEI GIOCHI PERDUTI

38 – ALBA, AURORA e MARCHINO NELLA VITA
C’era una volta una principessa un pò piratessa e un pò sirena, dagli occhi verdi come il mare ma che non sapeva nuotare e sognava l’amore bagnandosi e ballando nel fiume vicino la sua casa; ella aspettava un segnale che le avrebbe indicato l’uomo giusto e buono per vivere insieme il resto della vita.
C’era la stessa volta un principe caduto in disgrazia che aveva perso la memoria e se stesso ma sognava una vita migliore, che un giorno o meglio una notte sognò la donna della sua vita: le bagnava la schiena e le diceva ad un orecchio: IO POSSO AMARTI PER TUTTA LA VITA.
In effetti qualche anno prima l’aveva già sognata che si stava fumando un sigaro, ma non l’aveva riconosciuta. Questa volta però il segnale era molto forte e chiaro, e così il principe partì per un viaggio alla ricerca della sua amata, che ancora non conosceva o meglio che doveva ancora conoscere e riconoscere.
Quella sera i due si incontrarono vicino al mare e i loro occhi si intrecciarono in un ponte d’amore e luce. Lei gli parlò che le sarebbe piaciuto conoscere il paese da dove lui veniva e che potevano sposarsi e fare una bimba insieme… era come stare in un sogno ad occhi aperti: tutto era incredibile e riempiva il cuore di ondate di amore… il principe e la principessa si conobbero così come l’acqua del fiume incontra prima o poi nel suo cammino l’acqua del mare e si fonde in essa… come la cosa più magica che potesse succedere nelle loro vite.
Quella prima sera lui rammentò suo nonno e la sua scatola di sigari che aveva trovato nella casa dei nonni e lei gli chiese perchè lui fosse così un pò cinese con gli occhi a fessura e lui le parlò allora di sua nonna che sembrava una piccola mongola.
Le presenze buone dei due nonnini non lo avevano mai lasciato solo, anche guardandolo dalla loro casa di nuvole nel cielo, e questa volta benedicevano l’incontro che aveva fatto nascere l’amore da tanto tempo atteso fra il principe smemorato e la principessa dagli occhi verdi.
La nonnina parlò nel cuore del principe e gli disse:
NON FARE QUELLO CHE FANNO GLI ALTRI
NON VIVERE CON LA MENTE
VIVI OGNI COSA CHE TI SUCCEDE CON TUTTO TE STESSO…
Il cuore del principe si allargò per la prima volta nella sua vita, quando decise di vivere col cuore, fu una sensazione come se si fosse aperta una grotta d’acqua buona nel centro del petto…
Molte peripezie e traversie della vita dovettero passare per riuscire a sposarsi e unire così le loro vite e dopo 2 anni e 4 mesi il loro amore tanto forte portò al concepimento della piccola regina, la loro figlia anch’ella tanto attesa.
Attualmente la piccola regina che lui vuole chiamare ALBA, si sta generando nella pancia d’acqua e amore della principessa dagli occhi verdi e il principe è tanto felice che una gioia così grande stia arrivando, che l’attende proprio come l’alba che porti luce e speranza e calore a quella valle boscosa che chiamiamo vita…
Si narra che ALBA nacque come da una conchiglia di fiume fra le acque dolci di sua madre, gli occhi luminosi di creatura meravigliosa, nata per portare la pace.
Appena nata abbraccia la madre e le si mette in collo sulla pancia fra le braccia.
ALBA è una gioia immensa, fa venir voglia di sorridere alla vita e a tutte le prove che la vita ci fa passare.
ALBA porta la gioia con se, per se e per gli altri.
ALBA porta la pace come una giornata di sole con il sole in faccia.
E’ come se tutta la vita ci ha portato a questo momento di felicità più grande di noi che solo può espandersi all’infinito, per sempre.
Insieme ad Alba c’era Marchino, il nostro piccolino, pronto per nascere … per ora è arrivato il piccolo panda che ride e applaude a quella cosa meravigiosa che è la vita!
“Babbo, devi prima imparare a voler bene a te stesso” mi dice Marchino “a riscoprire il tuo io bambino”

39 – MARCHINO compie 1 anno

40 – NASCONDINO
trova te stesso e gli altri

RINASCI DENTRO TE STESSO

41 – AURORA nasce!

42 – due!

43 – ..

44 – ..

45 – ALBA nasce!

46 – tre!

47 – ..

48 – ..


i luoghi del viaggio-vita

I CAVALLI BIANCHI E LA BARCA INVISIBILE SUL MARE PIATTO – Saint Maries De La Mer

LA SAGRADA FAMILIA – BARCELLONA

IL MONASTERO DI SAMOS – SPAGNA

LA CATTEDRALE E IL BOTAFUMERO – SANTIAGO DE COMPOSTELA – SPAGNA

OCHUN NELLA CATTEDRALE (missa por mi abuelita) – HAVANA

LA CHIESA AFRICANA (insegnami ad amare) – HAVANA