Pinocchio alchemico esoterico

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Il campo dei miracoli” o “campo delle stelle” ricorda la volta stellata del Tempio ed il burattino ne viene introdotto dal gatto cieco, e la volpe claudicante. Il recipiendario, in Massoneria entra in Tempio, per chiedere la “luce”, bendato, cieco come il gatto del racconto, e col piede sinistro scalzo, claudicante come la volpe.

Pinocchio si muove su piani orizzontali, da apprendista e compagno, e solo una volta su quello verticale, da maestro, quando sale sull’albero per nascondersi agli assassini. Qui, forse, il Lorenzini ha avuto in mente di richiamare la setta di Djebel Ansarieh detta degli “Assassini”, i cui membri erano grandi consumatori di Yhashish, da qui il nome, la quale era l’equivalente dei nostri Templari e, si è scoperto più tardi, avere conoscenze esoteriche, gradi e ritualità molto simili ai monaci guerrieri cristiani.

Mangiafoco gli consegna cinque monete e lo lascia libero di continuare il suo percorso: il numero delle monete ricorda la stella fiammeggiante, simbolo dei Compagni d’arte.

Il pescecane: gabinetto di riflessione: il tavolino, la candela, gli scheletri dei pasti del pescecane, il sale dell’acqua marina, il nero del capace stomaco del predatore dei mari. Il verde della bottiglia, invece, rimanda al colore sacro del Graal e dello smeraldo. Lo smeraldo richiama alla mente le “Tavole di smeraldo” di Ermete Trismegisto, testo importantissimo in Massoneria, ma il verde è, anche, esotericamente, il colore dell’acqua. Lo spietato pescatore del racconto è, infatti, verde ma anche verde è il serpente che sbarra la strada a Pinocchio, riprendendo così una fiaba iniziatica del noto massone Goethe.

Marco Aurelio: “Ricordati che colui che tira i fili è questo Essere celato in noi, è Lui che suscita la nostra parola, la vita nostra, è Lui l’Uomo… Cosa ben più divina delle passioni che ci rendono simili a marionette e nient’altro”

 

IL MIO PINOCCHIO MAI VISTO

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