I MISERABILI, il sogno dell’angelo

I MISERABILI di Victor Hugo, sembra un romanzo in poesia perché rifulge di luci stellari e la parola, come il significato, compie voli che solo la poesia può raggiungere, anche in forma di prosa. E’ un linguaggio distillato dalla contemplazione di un uomo che sfiora il mistero delle cose e ne è immensamente affascinato. Jean Valjean folgorato dalla luce che sprigiona dalla bontà del vescovo Myryel, diventa Papà Madeleine, poi salva la piccola Cosette che è la sua stessa anima, una bimba sfortunata (che ricorda Cenerentola) abbandonata nel vile mondo dei disgraziati, ipocriti, malefici adulti cattivi.

  • JEAN VALJEAN > GATTO
  • JAVERT > CANE Javert, serio, era un lupo; quando rideva, era una tigre


Lo spettacolo interno di un’anima

se le anime fossero visibili allo sguardo, si vedrebbe ben chiaro stranamente come ogni individuo della specie umana corrisponda a questa o a quella specie della creazione animale

La natura rideva … come gli amanti… C’era una volta una fata, che fece i prati e gli alberi per gli innamorati… Si ride, ci si rincorre, v’è nell’aria una luce paradisiaca; quale trasfigurazione l’amore!

…la commozione che suscita un angelo sorridente quando apre lentamente le ali, senza cessar di sorridere…

V’è uno spettacolo più grande del mare, ed è il cielo; v’è uno spettacolo più grande del cielo, ed è l’interno dell’anima.
Far il poema della coscienza umana, foss’anco d’un sol uomo, del più infimo fra gli uomini, sarebbe come fondere tutte le epopee in un’epopea superiore e definitiva. …guardate in quell’anima, in quell’oscurità; sotto il silenzio esteriore, vi sono combattimenti di giganti come in Omero, mischie di dragoni ed idre e nugoli di fantasmi, come in Milton, visioni ultraterrene come in Dante. ….La sua coscienza, ossia Dio. I diamanti si trovano soltanto nelle profondità della terra; la verità si trova solo nelle profondità del pensiero. …restare nel paradiso, diventando demonio o rientrare nell’inferno, per divenirvi angelo!? …Mille ottocent’anni prima di quel disgraziato, l’essere misterioso in cui si riassumono tutte le santità e i dolori dell’umanità, aveva anch’egli, mentre gli olivi fremevano al vento selvaggio dell’infinito, allontanato a lungo colla mano lo spaventoso calice che gli appariva, grondante d’ombra e traboccante di tenebre, nelle profondità piene di stelle.

Viaggiare, è nascere e morire ad ogni istante.

Aveva sotto gli occhi, inaudita visione, una specie di rappresentazione del momento orribile della sua vita, recitato dal suo fantasma.

Tutta la sua persona tremava, come scossa da un misterioso allargarsi d’ali, pronte ad aprirsi ed a portarla via, che si sentivan fremere, ma non si vedevano.

Fu il viso d’un demonio che ha ritrovato il suo dannato. (Javert sta per prendere Valjean) …metteva in mostra contro uno sfondo la sovrumana bestialità d’un arcangelo feroce…. v’era un’incontestabile grandezza in quel mostruoso san Michele.

Il volto di Fantine, in quel momento sembrava stranamente illuminato: la morte è l’ingresso nella gran luce


I fantasmi del bosco e la bambola dei sogni

Nessuno cammina solo, di notte, nei boschi, senza un tremito: ombre ed alberi son due profondità terribili. Una chimerica realtà appare nell’indistinta profondità e l’inconcepibile si profila a pochi passi da voi, con una spettrale chiarezza; si vede ondeggiare nello spazio o nel proprio cervello un non so che di vago e inafferrabile, come i sogni dei fiori addormentati. …la sepolcrale immensità del silenzio, possibili esseri ignoti,… si prova qualcosa d’orrendo, come se l’anima s’amalgamasse all’ombra… Senza rendersi conto di quel che provava, Cosette si sentiva ghermire da quella nera enormità della natura: non era più terrore soltanto, quello che l’invadeva, ma qualche cosa d’ancor più terribile.

V’era solo Iddio, in quel momento, che vedesse quella triste cosa. E certo sua madre, ahimè! Poiché son cose che fanno aprire gli occhi ai morti nella tomba

….Cosette osservava la meravigliosa bambola con una specie di terrore. Il viso di lei era inondato di lagrime, ma i suoi occhi incominciavano a riempirsi, come il cielo al crepuscolo mattutino, degli strani raggi della gioia. In quel momento ella provava qualcosa di simile a quello che avrebbe provato se le avessero detto bruscamente: «Piccina, voi siete la regina di Francia.»

Le pareva che se avesse toccato quella bambola, ne sarebbe uscito il tuono

…sentiva in sé qualche cosa, come se fosse stata vicina al buon Dio.

Jean Valjean s’era messo ad insegnarle a leggere. Talvolta, mentre faceva compitare la bimba, andava pensando che aveva imparato a leggere in prigione coll’idea di fare il male, approdando al risultato d’insegnare a leggere ad una bimba; allora il vecchio galeotto sorrideva, del pensoso sorriso degli angeli. Sentiva in quel che accadeva una premeditazione di lassù, una volontà di qualcuno che non è l’uomo, e si perdeva nella meditazione; poiché i buoni pensieri hanno i loro abissi, come i cattivi.

vide una luce attraverso il buco della serratura; quella luce formava una specie di sinistra stella sul buio della porta e del muro.

Jean Valjean non sapeva più di Cosette dove fosse diretto e si affidava a Dio, come Cosette s’affidava a lui; gli sembrava di tener egli pure qualcuno più grande di lui per mano e credeva di sentire un essere che lo conduceva, invisibile.

Non erano meno inquietanti per l’alta statura e per le loro manacce che per la loro sinistra marcia nelle tenebre: si sarebbero detti spettri, travestiti da pacifici borghesi.

Valjean aveva questo di particolare: che, cioè, si sarebbe potuto dire portasse due bisacce, nell’una delle quali teneva i pensieri d’un santo, nell’altra celava i temibili istinti d’un forzato. Secondo l’occasione, egli frugava nell’una o nell’altra.

…sembrava che quei muri fossero costruiti con le pietre sorde di cui parla la Scrittura…. Nel momento in cui s’allontanava il tumulto dei demonî, lo si sarebbe detto un coro d’angeli, che s’avvicinasse nell’ombra. …Era come un canto soprannaturale in una casa disabitata.
Mentre quelle voci cantavano, Valjean non pensava più a nulla; non vedeva più le tenebre, ma un cielo azzurro e gli pareva di sentirsi aprire quelle ali che ognuno di noi ha dentro di sé.

Da dove siete entrato, Iddio Gesù? Cadete dal cielo, allora! Non c’era da stupirsi: se mai doveste cadere, cadreste di lassù!

Una gioia mirabile aveva come trasfigurato quel vecchio; pareva che dal volto gli balenasse un raggio di luce.

aveva l’aspetto d’un angelo che bevesse la luce

Vedere una morte è spaventoso; vedere una risurrezione, lo è quasi altrettanto

a poco a poco la sua anima s’andava componendo di silenzio come quel chiostro, di profumo come quei fiori, di pace come quel giardino


Minatore della pietà

Pareva fosse una specie di rito, prepararsi al sonno colla meditazione, al cospetto dei grandi spettacoli del cielo notturno. … solo con se stesso, raccolto, tranquillo, in adorazione, paragonava la serenità del suo cuore a quella dell’etere e si commoveva nelle tenebre agli splendori visibili delle costellazioni ed agli invisibili splendori di Dio, aprendo l’anima ai pensieri che cadono dall’Ignoto.
…acceso come una lampada nel mezzo della notte stellata, si spandeva in estasi in seno allo splendore universale della creazione, non avrebbe forse potuto dir nemmeno lui ciò che passava per la sua mente. . Sentiva che qualcosa si sprigionava da lui e che qualcosa scendeva in lui: misteriosi scambi fra gli abissi dell’anima e gli abissi dell’universo!
Pensava alla grandezza e alla presenza di Dio; all’eternità futura, strano mistero; all’eternità passata, mistero ancor più strano; a tutti gli infiniti che si sprofondavano in tutti i sensi sotto i suoi occhi; e, senza cercar di capire l’incomprensibile, lo guardava. Non studiava Dio, ma se ne inebriava; osservava quelle magnifiche riunioni d’atomi, che danno tanti aspetti alla materia, rivelano le forze mentre le constatano, creano le individualità nell’unità, le proporzioni nello spazio, l’innumerevole nell’infinito e producono la bellezza per mezzo della luce.

…formidabili abissi che Lucrezio, Manù, san Paolo e Dante contemplano con quell’occhio sfolgorante che sembra, quando si affissa nell’infinito, farne scaturire stelle

vi sono sulla terra uomini, se pur sono tali, che scorgono distintamente in fondo all’orizzonte del sogno le altezze dell’assoluto e hanno la terribile visione della montagna infinita

Vi sono uomini che lavorano a estrarre oro; egli lavorava all’estrazione della pietà e la miseria universale era la sua miniera. Il dolore onnipresente era soltanto e sempre un’occasione di bontà. «Amatevi gli uni cogli altri!»… aveva nell’anima il grave rispetto dell’ombra.

Legge dell’uomo è di peccare il meno possibile. Non peccare affatto è il sogno dell’angelo; ma tutto quello che è terrestre è sottoposto al peccato, poiché il peccato è una gravitazione.

…. sentendo sotto di sè le colossali onde dell’invisibile: e chiama. Ma non ci son più uomini. E dov’è Dio? … Supplica la tempesta; ma essa ubbidisce solo all’infinito. ….il mare è l’inesorabile tenebra sociale in cui la penalità getta i suoi dannati; il mare è l’immensa miseria. L’anima, in balìa di quel baratro, può diventare un cadavere; chi la risusciterà?

La natura mescola talvolta i suoi effetti e spettacoli alle nostre azioni, con una specie d’opportunità cupa e intelligente, come volesse farci riflettere.

Tutto il suo volto s’illuminava d’una vaga espressione di soddisfazione, di speranza e di beatitudine; era più che un sorriso, era quasi un’irradiazione. V’era sulla sua fronte l’inesprimibile riverbero d’una luce che non si vedeva; poiché durante il sonno l’anima del giusto contempla un cielo misterioso ed un riflesso di quel cielo era sul volto del vescovo. Ed era ad un tempo una trasparenza luminosa, perché quel cielo era dentro di lui, era la sua coscienza. …quella testa di vecchio e quel sonno di bimbo. Valjean, dal canto suo, stava nell’ombra, il paletto di ferro in mano, ritto, immobile, spaventato da quel vecchio luminoso; non aveva mai visto nulla di simile.

…si sarebbe detto esitasse fra due abissi, quello in cui ci si perde e quello in cui ci si salva, altrettanto pronto a fendere quel cranio come a baciar quella mano.
…balzò oltre il muro come una tigre, e fuggì.


Jean Valjean

…la sua condanna, simile ad una profonda scossa, aveva, in un certo modo, rotto qua e là, intorno a lui, quel diaframma che ci separa dal mistero delle cose e che chiamiamo la vita

(JEAN VALJEAN diventa PAPA’ MADELEINE)
L’occhio fisso al cielo, come aspirasse ai misteri dell’infinito, ascoltava quelle voci tristi, che cantavano sull’orlo dell’oscuro abisso di morte.

se le anime fossero visibili allo sguardo, si vedrebbe ben chiaro stranamente come ogni individuo della specie umana corrisponda a questa o a quella specie della creazione animale.


La morte appartiene soltanto a Dio; con quale diritto gli uomini mettono mano a questa cosa sconosciuta? State bene attenti al modo di considerare i morti. Non pensate a quel che imputridisce; guardate fisso e scorgerete il vivo bagliore del vostro morto adorato nel fondo del cielo.

«La mente è un giardino,» diceva.

Un vento che veniva da Dio soffiava sulla faccia delle acque… Salomone vi chiama Misericordia, che è il più bello di tutti i vostri nomi… Il più bell’altare è l’anima d’un infelice consolato, che ringrazia Dio… Il bello è altrettanto utile dell’utile stesso, forse di più … Io non sono a questo mondo per custodire la mia vita, ma per custodire le anime

Non dobbiamo mai temere i ladri e gli assassini; sono pericoli esterni, piccoli. Ma dobbiamo temere noi stessi. I pregiudizi, ecco i ladri; i vizi, ecco gli omicidi. I grandi pericoli sono in noi. Cosa importa quel che minaccia il nostro capo o la nostra borsa? Pensiamo solo a quello che può minacciare la nostra anima

L’infinito esiste ed è là. Se l’infinito non avesse un io, l’io sarebbe il suo limite; perciò non sarebbe infinito o, in altre parole, non esisterebbe. Ora, dal momento ch’esso è, ha un io; quest’io dell’infinito è Dio.

Il volgo è un vecchio Narciso che adora se stesso e applaude il volgare; quell’enorme facoltà per la quale si è Mosè, Eschilo, Dante, Michelangelo e Napoleone, esso l’attribuisce subito e per acclamazione a chiunque raggiunga il suo scopo in qualsiasi cosa.
Essi confondono colle costellazioni abissali le stelle fatte nel fango molle del pantano dalle zampe delle anitre.

Egli sente che diventa abisso…. Ci sono uccelli nelle nubi, come angeli sopra le sciagure umane; ma che posson fare per lui? Volano, cantano e guizzan via, mentr’egli rantola.
Si sente seppellito contemporaneamente da quei due infiniti che sono l’oceano e il cielo; l’uno è la tomba, l’altro il lenzuolo.

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I miserabili
Victor Hugo

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