und suche dir, Gänser, die Gans!

Parsifal, l’idiota folle papero cerchi la sua Oca! Lo sta chiamando a giocare il Gioco dell’Oca? Così Gurnemanz rimbrotta Parsifal che ha appena visto il Graal.

Perceval

Era il tempo che gli alberi fioriscono, le foglie, le macchie, i prati inverdiscono e gli uccelli la mattina cantano dolcemente nella loro lingua latina e ogni essere s’infiamma di gioia. Si levò il figlio della dama vedova della Guasta Foresta solitaria. Al mattino il ragazzo si leva al canto degli uccelli e subito monta in sella. Cavalca finché scorge un padiglione drizzato in una bella prateria, presso un ruscelletto che scaturisce da un fontanile. Si stupisce di tanta meraviglia.

Intorno al padiglione, ch’è il più bello del mondo, sono capanne di foglie e di frasche all’uso gallese. Si inoltra nella foresta solitaria che ama più delle piane. E tanto cavalca che scorge un castello forte e ben situato. Fuori le mura non vi erano che mare e acqua e terra desolata. Trova un ponte tanto malfermo che teme non lo sostenga.

(Perceval incontra Blancheflor) una damigella magra e pallida [che dice]: Signore, entrerete, ma non ce ne sarete grato, faremo tuttavia del nostro meglio! (Quattro sergenti aprono le porte) avrebbero avuto un bel portamento, non fossero stati oppressi da digiuni, veglie e miserie. Faceva pena vederli. Se fuori la terra era nuda e desolata, dentro il cavaliere trovò ben poco. Dovunque andasse, strade deserte, case in rovina. Nessun paramento né addobbo. Dimore screpolate, muri spaccati e torri scoperchiate.

[Perceval] disceso da una collina arriva a un fiume. L’acqua è rapida e profonda. Non osa avventurarsi. Vede una barca che scende il filo della corrente. L’uomo che siede avanti pesca con lenza infilando nell’amo come esca un pesciolino. (Il pescatore assicura che non vi sono né ponti né guadi per attraversare e invita il cavaliere nella sua dimora) salite per quella fenditura nella roccia [dice il vecchio], scorgerete una casa, dove abito vicino al fiume e ai boschi.

Mentre parlano di questo e d’altro, un valletto viene da una camera, e tiene una lancia lucente impugnata a metà dell’asta. Passa tra il fuoco e coloro che sono assisi sul letto. E tutti i presenti vedono la lancia chiara e il ferro bianco. Una goccia di sangue colava dalla punta del ferro della lancia. Fin sulla mano del valletto colava la goccia di sangue vermiglio. Il giovane ospite vede tal meraviglia e si trattiene dal domandarne ragione.

Una fanciulla molto bella, slanciata e ben adorna veniva coi valletti e aveva tra le mani un graal. Quando fu entrata nella sala col graal che teneva, si diffuse una luce sì grande che le candele persero il chiarore, come stelle quando si leva il sole ola luna. Dietro di lei un’altra damigella recava un piatto d’argento. Il graal che veniva avanti era fatto dell’oro più puro. Vi erano incastonate pietre di molte specie, le più ricche e le più preziose che vi siano in mare o sulla terra.

Perceval senza indugiare dà di sprone verso il luogo dove ha visto il volo. L’oca è ferita al collo e tre gocce di sangue si spandono sul bianco. Sembra un colore naturale. Ma l’uccello non ha pena o dolore che lo tengano al suolo. Prima che Perceval sia giunto, l’oca è volata via. (IMMAGINE DI CRISTO RISORTO)

Ed egli scorge ai propri piedi la neve su cui si è posata e il sangue che vi si vede ancora. S’appoggia alla lancia per contemplare l’effetto del sangue e della neve insieme, che gli rammenta il fresco colore che è sul viso dell’amica [Blancheflor]. Dimentica tutto tanto vi pensa, ché proprio così vedeva il volto dell’amica, il rosso spiccare sul bianco come le tre gocce di sangue che apparivano sulla neve.

Chrétien de Troyes

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