Marciana

I gabbiani girano sopra le case chiacchierando nell’aria misteri dimenticati
il castello ha quattro torri diroccate che guardano il mare
le api d’oro portano i profumi dei fiori di montagna
fra castagni pieni di vento che ricordano la caccia alle streghe
il paese si è ridotto e i gatti ti scrutano selvaggi nelle mille scale
la chiesa è vuota mentre le campane rintoccano un tempo che si è fermato
tutto è uguale e tutto è diverso
il mare luccica d’infinito

Ti porto con me
ti mostro le cose, fra ricordi, sogni e speranze
sei la luce in me
vedi la radice nascosta e ne parli semplicemente
come se tutto fosse un libro che si può leggere fino in fondo
e nella copertina c’è scritto “vita”
la mia, la tua, la nostra
il paradiso l’hanno inventato da poco per i tuoi occhi
la tua bocca mi racconta del sempre
i miei sogni sono trecce di te

Lo stambecco ha impressionato l’albero
rimanendovi impigliato con le corna e il muso
la natura dispiega molteplici forme
ma poi tutto è della stessa sostanza

poveri noi che non cogliamo i fili invisibili
e nella nostra cecità 
arriviamo a trasformare tutto
facendo della disperazione un manto grigio di pioggia
dimenticando il sole che scalda l’anima

la moneta per Caronte casca dalla tasca
e rimane sotto il letto
niente scompare
la mamma fa ancora le marmellate
con la frutta infinita 
e sa volare nel vento
più veloce della nave

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