Odisseo ODIO-SOFFRO e Penelope la sua anima SCIOGLI-TELA

Da L’odissea, un viaggio nei misteri dell’evoluzione umana di Pietro Archiati

Morire significa entrare nei mondi spirituali; essere iniziati significa aver fatto l’esperienza dei mondi spirituali da vivi. La religione, l’arte e la scienza sono sempre state le tre vie maestre per entrare nei mondi spirituali. Gli iniziati non potevano comunicare a tutti ciò che avveniva nei Misteri. soltanto pochi erano in grado di operare quella purificazione interiore che si richiede per accedere ai mondi dello spirito. il popolo ordinario non era in grado né di comprendere né di far buon uso di una comunicazione diretta di ciò che l’iniziato aveva vissuto e sapeva. Per questo motivo gli iniziati elaborarono per il popolo tre forme indirette di partecipazione agli eventi dei Misteri:
• la prima forma è il MITO
• la seconda forma è il RITO
• la terza forma è l’IMMAGINE ARTISTICA

….Possiamo allora dire: la prima metà dell’Odissea tratta dei misteri della paura; nella seconda metà l’essere umano, entrando sempre di più dentro di sé, scopre l’egoismo e si adopera a vincerlo grazie alle forze della compassione. ….

il battito cardiaco (72 volte al minuto) e il respiro (18 volte al minuto) hanno tra loro un rapporto di quattro a uno: un respiro ogni quattro battiti.

Una realtà spirituale si diparte da Odisseo versatile e migra versatile verso Alcinoo sulle ali del linguaggio che è comunicazione vivente di realtà spirituali da essere a essere.

….La lingua originaria dell’umanità constava di 12 consonanti e 7 vocali, come il sanscrito, che è il più vicino a essa: le consonanti sono l’imitazione delle dodici forze plasmanti del cosmo provenienti dallo Zodiaco; le sette vocali sono invece i sette modi o moti fondamentali dell’anima (i sette pianeti in movimento), le sette esperienze soggettive originarie: gioia, dolore, stupore ecc.

eroe ODIO-SOFFRO egoismo-amore

È essenziale al cammino di Odisseo, al cammino verso la libertà, imparare a prendere su di sé il proprio destino e a trasformarlo in fortuna, in occasione positiva di crescita. . Ulisse è in grado di capire con la mente ciò che il cuore gli ispira…… Ulisse è l’essere umano che diventa capace anche di dolore: comincia a sentire in sé l’altra forza dell’egoità, quella che sopraggiunge dopo il distacco che ci oppone agli altri. È la forza dell’amore verso gli altri. dunque Odisseo porta nel suo nome sia l’esperienza della collera, espressa da odüssomai, sia la capacità di sofferenza dell’odüromai: è un essere autonomo perché è in grado di soffrire, di patire e di compatire. Nel nome Odisseo c’è tutto il cammino umano, tutta l’evoluzione verso l’io.

anima SCIOGLI-TELA di notte

…. Penelope significa la scioglitela, colei che sempre disfa la tela….. Noi, eredi della cultura greca, facciamo esattamente lo stesso: di giorno tessiamo, col nostro pensare astratto mille fantasticherie e le intrecciamo fra di loro. Quando ci addormentiamo ed entriamo nei mondi spirituali sparisce tutto ciò che c’era nella coscienza ordinaria. durante il sonno, dei nostri pensieri diurni non rimane più nulla.
Penelope è colei che ha una capacità di pensare qualificata e diversificata da:
1. echèfron = che ha il pensare: PUNTO
2. perìfron = che pensa intorno alle cose: CIRCONFERENZA
3. daìfron = che pensa attraverso, cioè fino in fondo: LINEA
1. Che cosa compiamo con la nostra facoltà di “avere” la mente? esercitiamo la concentrazione: ci poniamo al centro di un cerchio, al centro del nostro mondo, al centro dell’universo.
2. Che cosa succede quando facciamo “girare intorno” la nostra facoltà pensante? Viviamo nella contemplazione: siamo in un ampio tempio e lo abitiamo contemplandolo. Con il nostro pensiero ci poniamo in questo caso contemporaneamente al centro e alla periferia.
3. infine, quando il processo pensante «va da un punto all’altro tracciando una linea», abbiamo la meditazione: compiamo un percorso che media vari contenuti del pensiero collegandoli tra di loro.

ITACA (I-thèke) è la teca dell’Io, cioè il corpo fisico quale scrigno dello spirito umano individuale……
LE NAVI sono 12 più una, quella di Ulisse. Mi pare evidente il riferimento all’essere solare che percorre i dodici impulsi cosmici dello Zodiaco. Ulisse non può essere uno dei dodici: deve essere il tredicesimo, il rappresentante del sole, come vuole l’esoterismo di tutte le antiche culture….

LE SIRENE sono la MATERIA, che per gli indiani era pura illusione MAYA (cancro), per i persiani c’è la lotta fra BENE e MALE (gemelli), nella cultura caldaico-egizia il mistero della trinità Osiride, Iside, Horus (toro), greco-romana (ariete), cristiana (pesci), (acquario)…..

SCILLA e CARIDDI, la TESTA (Questa vetta acuta «arriva al vasto cielo»: sono i nostri pensieri che arrivano al cielo, allo spirituale.) e la PANCIA (la materia che oscura la visione del mondo spirituale).. Ulisse deve passare stando più vicino a Scilla, ovvero usando la mente per governare la pancia…

CIRCE, la pancia chiusa in sé

il regno di Circe è il sistema del metabolismo, e il metabolismo è proprio in grado di trasformare gli esseri umani in porci. …. Circe è la cerchia dei processi del metabolismo, della digestione, di tutti i processi vitali che sfuggono alla nostra coscienza: in essi noi siamo, in un certo senso, incarcerati perché non li possiamo contemplare dal di fuori e gestire coscientemente. Lì la natura agisce in noi. Circe abita l’isola aiaia: che cosa ci dice il suono ai ai ai ai… Che è l’isola dei guai! Vivendo interiormente questi suoni, rifacciamo l’esperienza che fece Ulisse. È una parola fatta di sole vocali, e che perciò si riferisce a una pura esperienza interiore.
CIBO: con la bocca ingeriamo i cibi propriamente detti; col naso ingeriamo aria; con i sensi ingeriamo le percezioni. il cibo può diventare sia un veleno che ci uccide, sia un miele (che ci fa vivere. siamo vincitori sul cibo quando lo trasformiamo in zucchero (miele) e riemergiamo con processi di coscienza ancora più chiari e cristallini.

POLIFEMO un occhio che vede tutt’intorno

era l’occhio della percezione spirituale, quello dell’antica chiaroveggenza che vedeva, fuori dal tempo, la compresenza del tutto: non c’era ancora la storia, non c’era il mondo materiale, non c’era l’evoluzione, non c’era lo scorrere del tempo. i nostri due occhi sono invece quelli che vedono le cose del mondo sensibile una dopo l’altra, sono quelli dell’evoluzione nel tempo. Polüfemòs è colui che dice tutto… È l’antica ispirazione divina che narra non una cosa dopo l’altra, ma tutto insieme, nel contesto universale. Noi tutti, del ciclope che eravamo, abbiamo perso da un lato la chiaroveggenza atavica – che ci faceva vedere tutto in una volta – e dall’altra l’ispirazione atavica – che ci faceva udire tutto contemporaneamente.

…due piani di battaglia che Odisseo concepisce per affrontare il gigante dall’unico occhio: uccidere il Ciclope con la spada, conficcandola nella parte mediana del petto, dove c’è il diaframma: ma odisseo rinuncia perché pensa che, uccidendo il ciclope, eliminerebbe l’unico essere in grado di rimuovere l’enorme macigno che chiude la caverna. Qui si mostra all’opera la capacità di odisseo di valutare diverse strategie e di scegliere la migliore.
il secondo piano non prevede di uccidere: gli stadi evolutivi che lasciamo dietro di noi non devono venire distrutti, ma
superati. invale qui il principio della metamorfosi, che domina in questo canto. Metamorfosi dolorosa in senso esteriore,
ma grandiosa in senso evolutivo perché permette di trasformare l’occhio unico di Polifemo (l’occhio dell’atavica, sognante chiaroveggenza) nei due occhi fatti per guardare le cose del mondo a modo nostro. Perfino il ciclope, alla fine del canto, deve ammettere che questo evento era stato preannunciato. Gli era stato detto che sarebbe venuto un essere umano più forte di lui, che l’avrebbe vinto.
….. La realtà principale, anche se non la sola, espressa nel palo d’ulivo è la spina dorsale con in cima il cervello. Viene qui fatto riferimento al mistero della posizione eretta dell’essere umano. in questo canto si ripassa in rassegna tutta l’evoluzione: dall’epoca in cui l’essere umano è pervenuto alla posizione eretta, all’epoca durante la quale si è appropriato della facoltà del linguaggio, fino alla nostra epoca, dove sempre più acquisisce la facoltà del pensiero…. Polifemo è in posizione orizzontale, è disteso a terra (il testo lo ripete più volte), è l’essere umano che non ha ancora
conquistato le forze della stazione eretta: in lui viene vinto, col palo della verticalità, lo stadio dell’antica, sognante chiaroveggenza espressa nell’occhio frontale singolo.

Pietro Archiati
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